sabato 16 maggio 2015

Ciuf-ciuf

Colonna sonora: Crazy train - Ozzy Osbourne

In Veneto siamo in piena allerta meteo ed io, fatalità, ieri dovevo andare ad un corso di aggiornamento professionale a Mestre. Certo, potevo starmene a casa e non farmi sferzare dal vento inzuppata di acqua, ma avevo dato la mia adesione ancora un mese fa ed i crediti valevano per l’ambito deontologico (w la riforma degli ordini professionali!). Fatto sta che per andare a Mestre ho preso il treno e, perciò, in questo post vi parlerò del sistema ferroviario nella bassa veronese, dei suoi pregi e dei suoi difetti.



Da bambina abitavo di fronte alla ferrovia e ricordo molto bene la stazione di Cerea nei gloriosi anni ’80. Se la moda imponeva colori sgargianti, spallone da rugbista e paillettes, il piazzale interno della stazione era pieno di container ed era tutto un via vai di treni merci e persone, tra i freni che stridevano sui binari e l’odore di gasolio. Nell’edificio della stazione c’era la biglietteria, una sala d’attesa ed un capostazione che annunciava i treni in arrivo e partenza. Dal balcone del condominio dove abitavo vedevo passare motrici con lunghissime file di vagoni merci ed il mio divertimento principale era contarli tutti; il record, me lo ricordo ancora, è stato di 102 container. Ho assistito in diretta a deragliamenti di vagoni merci, come quello che ha rischiato di finire sopra la casa di fronte, ed ogni mattina ero svegliata alle ore 6 dal passaggio del primo treno della giornata. Ricordo che mi era proibito andare a giocare tra i container parcheggiati, ma io ci andavo lo stesso (hehehe, il gusto del proibito). Ci andavo pure quando nel piazzale sono rimasti per mesi i vagoni carichi di legna proveniente da Chernobyl dopo l'esplosione del reattore nucleare; a Verona non li volevano e, perciò, li hanno rifilati a noi della bassa. Come vedete l’idea di considerare la nostra zona una pattumiera (ne parlo qui) ha origini ben lontane…Poi, con gli anni ’90, è iniziato il lento declino, causato anche dal trasferimento della Fabbrica Perfosfati, che per anni era stata il centro lavorativo del paese. Oggi la casa ferroviaria è abitata “abusivamente” (non entro nel merito di beghe a carattere politico), non c’è più il capostazione, la biglietteria ha chiuso, il parcheggio interno è deserto e la sera è frequentata da persone poco raccomandabili. Ma c’è da dire che è stato un declino generalizzato, che ha coinvolto tutte le infrastrutture di Trenitalia nella zona.

fonte: brochure orari Trenitalia

Forse l’azienda non ha più voluto investire nella zona, forse sono cambiate le abitudini di noi viaggiatori, non lo so, fatto sta che ora sono solo tre le linee ferroviarie che attraversano la bassa veronese, tutte realizzate tra la fine del 1800 ed il 1925, nate per l’esigenza di collegare la città di Verona (dove le ferrovie erano state costruite attorno al 1850) alla pianura veronese. Da allora, se escludiamo la soppressione di molti passaggi a livelli a favore di sottopassi, sono state fatte poche modifiche: due di queste linee sono a binario unico (doppio solo in concomitanza con le altre tratte o nelle stazioni ferroviarie più grandi), mentre una sola è a binario doppio; due sono state elettrificate, una no. Capite bene che, con queste caratteristiche, non sono molto adatte al traffico pendolare di oggi. Basta un fenomeno naturale (rami che cadono sui binari, allagamenti per piogge torrenziali o nevicate abbondanti) o danneggiamenti (i classici furti di rame), che la circolazione viene bloccata con ritardi che possono durare ore. Oppure, altro problema, i vagoni non sono sufficienti e sovraffollati. Non mi dilungo di più su queste problematiche perché sono argomento di campagna elettorale regionale e nel blog non voglio favorire nessuno dei candidati.

Dicevo, sono tre le linee ferroviarie che attraversano la bassa veronese: la Verona – Rovigo, la Mantova - Monselice e la Bologna - Verona.    

La Verona – Rovigo è la più antica di tutte. E’ stata costruita tra il 1876 e il 1877 come prosecuzione del tratto Verona Porta Nuova – Dossobuono (chiuso nel 1986 ed il traffico trasferito sulla Bologna – Verona).

fonte: it.wikipedia.org

Il primo tratto realizzato nel 1876 fu la Badia Polesine – Rovigo, mentre nel 1877 vennero realizzati i tratti Legnago – Badia Polesine e Dossobuono – Legnago. La maggior parte del percorso è a binario unico, tranne nei tratti Verona Porta Nuova – Isola della Scala e Cerea – Legnago. Questa linea non è elettrificata perciò, se dovete utilizzarla, vi dovrete abituare all’odore del gasolio. Inoltre, per far passare i treni provenienti dalla destinazione opposta, dovrete attendere anche 10 minuti fermi alle stazioni e questo potrebbe farvi bestemmiare se avete una coincidenza da prendere. A Rovigo, infatti, c’è il collegamento con la Venezia – Bologna e, per esperienza, vi posso dire che le coincidenze sono calcolate al minuto. Detto ciò, vi consiglio un allenamento podistico costante!

fonte: it.wikipedia.org

La Mantova – Monselice, invece, è la linea che ho utilizzato io per andare a Mestre. Alcuni treni, in genere quelli del primo mattino, proseguono oltre i capolinea di Monselice, arrivando a Padova e Venezia Mestre. E’ stata realizzata tra il 1885 e il 1886, per l’esigenza di collegare i tratti Este – Legnago e Cerea – Legnago (realizzata con la Verona – Rovigo), dopo anni di ritardi burocratici che hanno portato ad una lunga serie di interventi all’allora Camera dei Deputati. Infatti, se il tratto tra Cerea – Legnago era stato realizzato nel 1877, per quello tra Monselice – Montagnana si dovrà attendere il 1885 ed il 1886 per i tratti Mantova – Cerea e Legnago – Montagnana. Il percorso è lungo 85 km, è completamente elettrificato e si attraversano ben tre fiumi: Mincio, Menago ed Adige. Anche qui il binario è unico e spesso dovrete attendere il treno proveniente dalla direzione contraria in stazione.

fonte: it.wikipedia.org

Anche qui, vi suggerisco un allenamento alla corsa. Se provenite a Venezia e prendete la coincidenza a Monselice, sappiate che lo scarto è di una decina di minuti circa. Può capitare che i treni partano in ritardo da Venezia e questo si ripercuote su tutto il traffico ferroviario. Ora, se vi accorgete che rischiate di perdere la coincidenza, sappiate che il treno si ferma al binario 1, mentre quello per Mantova parte dal binario 6: sono 100 metri di passaggio sotterraneo, se correte riuscite a prenderlo. Comunque, per tranquillizzarvi, può accadere che il macchinista o il capotreno siano a conoscenza del ritardo e, di conseguenza, aspettano.

fonte: it.wikipedia.org

Infine, il terzo ed ultimo tratto è la Bologna – Verona. Realizzata tra il 1887 e il 1924 a proseguimento del tratto ferroviario Verona Porta Nuova – Bivio Santa Lucia. E’ lunga 115 km, a binario doppio ed elettrificato. E’ la linea che ha subito più interventi negli ultimi anni sia a causa di incidenti ferroviari che hanno obbligato la messa in sicurezza del tratto (ad esempio, l’incidente di Crevalcore nel 2005, dove in uno scontro tra un treno regionale ed uno merci morirono 17 persone) sia l’esigenza di creare strutture adeguate per il passaggio dei treni veloci a lunga percorrenza, come Eurocity, Eurostar e Freccerosse. Questo è l’unico tratto della zona dove questi treni possono circolare.

fonte: it.wikipedia.org

fonte: it.wikipedia.org

Nella mappe dei percorsi vi sarete accorti di un denominatore comune. Tutte incrociano la ex ferrovia Treviso – Ostiglia, dismessa tra il  1945 e il 1987 che, nella bassa veronese, attraversava i paesi di Cologna Veneta, Minerbe, Legnago, Aselogna (frazione di Cerea) e Casaleone. Alcuni tratti sono ancora utilizzati, come quello compreso tra Legnago ed il ponte sull’Adige, mentre per i rimanenti da anni c’è l’idea di creare un percorso ciclo turistico.

Bene, ora che sapete i percorsi, qual è il panorama dai finestrini? Campi





Fiumi

ponte sull'Adige a Legnago

Paesi

castello di Bevilacqua (sì, ho la cover del cellulare color arancione) 

Boschi Sant'Anna

Stazioni



lo scambio di treni 


Fino a qualche anno fa alcune aziende tedesche organizzavano dei giri turistici su queste tratte a bordo di vecchi treni a vapore. Ecco, sarebbe bello riprendessero!     

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