venerdì 4 agosto 2017

Nella bassa del 1850


E con grande ritardo pubblico il nuovo post! Perdonatemi, ma tra la prima di teatro (è stata un successo strepitoso), il tour dei talenti e il pagamento della successione ereditaria (non fatemi pensare al salasso…) non ho proprio avuto tempo per scrivere prima. Comunque, se avete letto il post dedicato a palazzo Garzoni – Vesentini di Boschi Sant’Anna, avrete notato che alla fine ho messo una mappa antica, risalente al 1850. Ecco, questa mappa l’ho presa dal sito Mapire, che altro non è l’archivio di stato austriaco digitalizzato, dove è possibile ammirare anche tutte le mappe storiche risalenti al periodo Austro-Ungarico. Immaginate, ovviamente, la mia curiosità di vedere la bassa veronese com’era in quel periodo…e così ho scritto questo post!



C’è una domanda potrebbe frullare nella vostra testa: ma che c’entra l’impero Austro – Ungarico con la bassa veronese? Ecco, lo sapevo che a scuola, durante le lezioni sul Risorgimento, non eravate attenti…tranquilli, è un periodo storico che viene sempre spiegato in modo alquanto confusionario e unilaterale…Dal 1815 al 1866 (anno di annessione del Veneto all’Italia), la bassa veronese ha fatto parte del regno Lombardo – Veneto, stato dipendente dall’impero Austro – Ungarico, creato a seguito della sconfitta dell’impero Napoleonico. I francesi se ne erano appena andati che già ci trovavamo gli austriaci in casa! Nel famoso detto veneto siamo al punto:

Co la casa de Lorena, no se pranza e no se zena

Al tempo la Lombardia e il Veneto erano due aree molto diverse tra loro, e la loro ultima unione risaliva al tempo dei Longobardi (tra il II e il VI secolo), germanici pure loro.
Se avete letto il post sulle strade romane, saprete sicuramente che mi piace coinvolgervi in un divertente gioco, cioè farvi immedesimare in un personaggio, cercando di darvi più dettagli possibili. Non saremo dame in crinoline e ombrellino parasole e neppure uomini barbuti e baffuti proprietari di latifondi; no, sarebbe troppo semplice. Saremo i poveri e sfortunati cartografi dell’impero Austro – Ungarico mandati dall’imperatore Francesco Giuseppe per fornirgli le carte dei territori imperiali utili per il catasto…cioè, tasse ! In pratica, stiamo facendo lo stesso lavoro dei cartografi di Napoleone Bonaparte (sempre per la tassazione), al quale però dobbiamo anche dare il merito di aver realizzato dettagliati studi sugli usi e i costumi locali.

Questa è un’illustrazione che rappresenta Napoleone. Il vostro personaggio lavorerà nelle stesse condizioni di questo povero cartografo francese, costretto a realizzare le mappe in ginocchio (no, i sindacati non esistevano ancora).
fonte: f.hypotheses.org 

Ora che abbiamo definito l’aspetto del nostro personaggio, costruiamone lo stato d’animo. Le mappe devono essere il più dettagliate possibile: Cecco Beppe non può vedere uno ad uno i luoghi sotto la sua amministrazione, ha già da fare a Vienna, e gli amministratori devono garantire le entrate tributarie consone quanto illustrato (e, sia chiaro, la tassazione sotto l’impero Austro – Ungarico era pesante). Perciò ci ritroviamo in questi luoghi a noi poco noti, dove la gente parla una lingua stranissima (certo, conosciamo l’italiano, ma il dialetto veronese stretto non è così facile da capire) e che non ci sopporta per due motivi: 1- nel 1848, a Bevilacqua, c’è stato uno degli episodi della guerra d’Italia più sanguinari, dove l’esercito aveva soppresso nel sangue le rivolte; 2- i nostri disegni determineranno quanto pagheranno di tasse gli abitanti della zona. Se volete definire ancora meglio il clima, guardatevi “Senso” di Luchino Visconti che, sebbene la storia sia ambientata a Venezia, rende bene la visione degli austriaci nel Veneto.

fonte: www.youtube.com

Bene, iniziamo con un problema non da poco: come facciamo a muoverci? Innanzitutto, non erano ancora state costruite le linee ferroviarie che, attualmente, attraversano la bassa veronese e non c’erano neppure i ponti sui fiumi…perciò ci dobbiamo muovere per strada a cavallo. Ma quale era la situazione della viabilità nella nostra zona nel 1850?


Nella foto superiore c’è un confronto tra la Cerea del tempo e quella di oggi. Ho scelto la mia cittadina per un solo motivo: avevo bisogno di un punto di riferimento. Come potete vedere, gran parte della zona è già attraversata dalle future Sr 10 e Sp 2, mentre la Ss 434, cioè la Transpolesana, non era neppure stata immaginata. Al tempo erano strade battute, ma vedendo la situazione attuale dell’asfalto verrebbe quasi da rimpiangerle…







Altre strade che c’erano già erano: via Stradone, che congiunge Boschi Sant’Anna a Marega, strada relativamente “nuova” perché costruita nel periodo napoleonico.


La futura Ss 12, strada realizzata all’epoca della dominazione romana.


Mi ha stupita non trovare, invece, una strada molto utilizzata oggi, ovvero la lungo Bussè. Al suo posto si doveva percorrere una strada lungo l’argine dell’Adige, ora pista ciclabile.


Come potete vedere la viabilità principale è rimasta quasi uguale. Non so dirvi se questo sia un bene (ambiente poco cementificato) o un male (strade obsolete incapaci di gestire l’attuale traffico).

Un colpo d’occhio, però, c’è nelle valli grandi veronesi, dove ora ci sono distese infinite di campi, mentre al tempo c’era tutta palude. Le valli grandi sono state bonificate nei secoli a più riprese: la più grande si svolse tra il 1860 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1881, poi, venne fondato anche l’omonimo consorzio di bonifica delle Valli Veronesi, che esiste tutt’ora.


Per quanto possa essere una bella visione, dalle mappe risulta come la palude creasse delle difficoltà viarie rilevanti.


Sopra vedete il confronto tra la località Bosco di Aselogna di oggi e di ieri. Al tempo, gli abitanti erano costretti a girare attorno alla palude, utilizzando strade che oggi sono diventate secondarie. Immaginatevi cosa voleva dire percorrere quell’unica stradina, fatta chissà come, che attraversava la palude in quel breve tratto.


Ora che sappiamo che strade fare, oltre a sperare di non essere derubati dai briganti (problema molto noto nella zona), ad un certo punto ci ritroveremo a dover attraversare l’Adige. Come facciamo, visto che non ci sono ponti? L’unica soluzione è raggiungere quei paesi che, sulle rive, offrono il servizio di traghettamento.



Esempi sono le mappe di Bonavigo e della località San Tomaso, dove c’erano dei servizi molto spartani di traghettamento. E noi, bravi e diligenti, segneremo questi attraversamenti sulla mappa con una barchina e dei punti di attracco. Sapete quanto si può guadagnare dalla tassazione sui passaggi?!?!? Cecco Beppe ci ringrazierà!

Guardando agli edifici storici presenti nelle mappe, ho notato che molti erano già esistenti. Di alcuni vi ho già parlato nel blog.










Corte Zannini, l’attuale Ca’ Ottolina

Ci sono, poi, alcuni luoghi misteriosi. Si, anche noi abbiamo i nostri luoghi sui quali si sono fatte mille congetture, supposizioni e complotti. Ve ne parlerò in futuro, promesso!


Chissà perché questo tratto di strada era nominato “Cantone del diavolo”


La “motta della Tombola”, a Cerea, è una collinetta artificiale che risale all’età del medio-tardo bronzo, anche se alcune leggende dicono che sia stata costruita in una notte dall’esercito napoleonico per difendersi dagli austriaci. Mah…in ogni caso, la sua origine e la sua funzione restano ancora oggi avvolti nel mistero più assoluto


La “cucca” o “cocomero” è un’area che si trova poco lontana dal paese di Veronella, dalla curiosa forma a semicerchio. Ora ne resta solo la metà, ma un tempo aveva la forma di un ovale perfetto. Tante le congetture su questo luogo: un luogo rituale dell’antichità, un calendario astronomico come Stonhedge, una pista di atterraggio per gli alieni…insomma, di tutto e di più!

Guardando le mappe oggi, ci accorgiamo subito che alcuni paesi non hanno più lo stesso nome.


Ora Isola Rizza

Il nome originario era “Insula Porcaritia”, “Insula” perché l’abitato sorgeva su una spianata al di fuori dei boschi e dalle paludi, “Porcaritia” perché era un luogo dove si allevavano i maiali. Nel 1872 gli abitanti, considerando il nome alquanto volgare, lo cambiarono in Isola Rizza. A ricordare il vecchio nome, però, resta il maiale nello stemma comunale.


Ora Bonavicina

Questo cambio di nome, invece, ha voluto riscattare una brutta reputazione del paese. In origine, infatti, questa frazione di San Pietro di Morubio si chiamava “Malus Vicus”, cioè cattivo villaggio. La denominazione era stata data per colpa di Bonetto, un personaggio del paese che ne aveva combinate di cotte e di crude. Così i residenti, per non ricordare questo tristo individuo, alla prima occasione ne hanno approfittato per cambiare nome.
Ma torniamo col nostro gioco, che si avvia alla conclusione; breve ma intenso. Se avete notato ho lasciato fuori Legnago da tutte le immagini e non per antipatia verso i legnaghesi, da buona ceretana. La sua visione, al tempo, doveva aver lasciato a bocca aperta i cartografi ed anche noi, oggi, quando vediamo com’era ci stupiamo ancora della sua bellezza.


Bella, eh? Ebbene sì, Legnago era una città murata, probabilmente una delle più belle. Le mura erano state costruite durante la Serenissima repubblica e rimasero fino al 1882. Con l’annessione al Regno d’Italia, la città perse il suo ruolo difensivo (aveva fatto parte del famoso quadrilatero nel Risorgimento). Così, sia a causa di una grande alluvione dell’Adige sia per far spazio alla città in espansione, si decise di demolire la fortezza. Forti furono le proteste della popolazione contro questa scelta, tanto che si trascinano ancora oggi. Un’altra parte delle mura, poi, fu distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Di quella grande fortezza, però, oggi resta quello che è considerato il simbolo della città: il Torrione.


fonte: www.pianuraveronese.com 

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