lunedì 14 agosto 2017

Nostalgia delle “molonare”


Quanti di voi, in questi giorni, si sono sentiti rivolgere la seguente domanda: «cosa fai a Ferragosto?». Attenti a come rispondete perché non si tratta di semplice curiosità, ma di un vero e proprio test psicologico che permetterà al vostro interlocutore di capire chi siete. Se rispondete «vado al mare/affronterò km in autostrada di notte/arriverò all’alba in spiaggia per prendere il posto/starò al sole come una lucertola e mi scotterò come un peperone/sopporterò i vicini di ombrellone casinisti», lui vi dirà «ah, bene, buon divertimento allora». Se dite che farete le stesse cose, ma al lago, lui riprenderà «era ora che spendessi un po’ dei soldi che guadagni». Se rispondete che andrete in montagna, camminerete lungo i sentieri e vi sfonderete di cibo nelle malghe, prima vi guarderà strano e poi dirà «almeno trovi fresco». Mai e, ripeto, mai, rispondere che resterete a casa. Vi accuseranno di essere tirchi, che il vostro fidanzato non vuole spendere per voi (mi è capitato personalmente), che pensate solo al lavoro e tante altre cose più o meno “carine”. Ora, spiegatemi, perché a Ferragosto bisogna per forza andare in mezzo alla bolgia umana? Se qualcuno volesse starsene a casa propria, senza nessuno che rompe, a dormire tutto il giorno con l’aria condizionata accesa…ditemi, che male fa? Ecco, onde evitare spiacevoli considerazioni e suggerimenti non richiesti, invece di rispondere che resterete a casa, dite così: «organizzo una “molonara” con i miei amici/parenti/vicini di casa». Lo lascerete interdetto, perché è una cosa che non fa più nessuno. Ok, i miei lettori della bassa avranno capito di cosa sto parlando, ma per gli altri in questo post vi illustrerò di cosa si tratta.


La “molonara” è un rituale collettivo che, almeno dalle nostre parti, è esistito fino agli inizi degli anni ’80. In estate, la stagione delle angurie e dei meloni, ogni paese aveva i suoi “casoti delle molonare”, cioè capanne di legno dove il contadino vendeva direttamente al pubblico i frutti della sua terra (e del suo sudore). Oltre alla vendita, questi “casoti” diventavano dei veri e propri centri di aggregazione, con panche e tavoli, dove si potevano fare quattro chiacchiere e mangiare una fetta di anguria in compagnia. Si trovavano lungo le vie principali, sotto alberi dalle grandi chiome, ed erano allestiti dagli stessi agricoltori. Perciò, dopo una giornata di lavoro, si andava in questi “casoti”, si parlava della giornata appena trascorsa e, magari, si portava a casa un’anguria per la famiglia. Insomma, oggi si va a fare l’aperitivo, un tempo si andava ai “casoti”!

fonte: centrostudiricerche.wordpress.com

Il cocomero era un prodotto d’elite e non tutti lo sapevano coltivare. Non sembra, viste le dimensioni, ma è un frutto molto delicato. La raccolta avviene ancora oggi a mano e, per non rovinare i tralci delle piante, la famiglia dell’agricoltore raccoglie i cocomeri uno ad uno e, tramite passamano, li portano fino alle carriole. Uno dei problemi più comuni è che basta poco per fargli perdere il gusto: quante volte vi è capitato di mangiare un’anguria che sapeva di acqua o, peggio, da cetriolo? Va anche detto, però, che le angurie di oggi (quelle grandi e lunghe americane, importate nel secondo dopoguerra) sono meno dolci e gustose rispetto a quelle italiche, più tonde. Inutile dirvi che, come ogni frutto prezioso, in passato i contadini di notte dovevano sorvegliare sia il campo sia il capanno, per evitare l’intrusione dei ladri.

Una figura professionale scomparsa di pari passo con i “casoti” è quella del tagliatore di angurie. Il suo ruolo era importantissimo perché, dal suono e dall’aspetto, riusciva a capire quando il frutto aveva raggiunto la giusta maturazione per tagliarlo. Vi siete mai chiesti perché si bussa sull’anguria per capire se è matura (e spesso senza neppure capirlo)? Ecco, è un retaggio di questa figura professionale.

fonte: immaginidivertenti.eu 

fonte: www.today.it

Se nella nostra zona i “casoti” sono scomparsi, sulle strade che portano al mare potete ancora trovarli.

Da figlia degli anni ’80, però, ricordo un’altra abitudine estiva, sempre legata ai cocomeri e ai meloni. Le domeniche pomeriggio a casa di amici o parenti, dove si faceva merenda rigorosamente con anguria, meloni e frutta di stagione. Una cosa simile si faceva anche alla sera, tra vicini di casa, dove dopocena ci si ritrovava per fare quattro chiacchiere e, puntualmente, saltava fuori le fette di anguria (e anche qualche bottiglia di grappa fatta in casa). Di queste giornate ricordo chiaramente le bacinelle grandi di plastica con dentro le angurie per “tegnerle in fresca” (tenerle al fresco). Ah, i gloriosi anni ’80 nelle estati della bassa veronese, quando la sera si usciva per una passeggiata in compagnia, quando si andava in due su una bicicletta, quando salutavi timidamente con un “buongiorno/buonasera” i genitori dei tuoi amici, quando dovevi chiedere il permesso per fare qualsiasi cosa…Provateci ora ad uscire di casa la sera (da quando ho scritto questo post la situazione è peggiorata)!

fonte: kuchniapelnaseksu.pl 

Comunque, c’è chi vuole mantenere la tradizione e recuperare questa sana abitudine di ritrovarsi la sera fuori casa. La settimana scorsa ho partecipato ad una “molonara”, organizzata dal sindaco di Concamarise. Si trattava di una festa di piazza, ma il clima era più o meno lo stesso di un tempo.

fonte: profilo Facebook sindaco di Concamarise 

fonte: profilo Facebook sindaco di Concamarise

C’è chi accusa le generazioni nate dopo gli anni ’80 della scomparsa delle “molonare”, perché preferiscono il cibo fast food e schifezze varie da bar. E’ vero che sono cambiati gli stili di vita, i ritmi sono più frenetici, abbiamo poco tempo per mangiare sano e ancora meno per curare le relazioni, ma non credo sia solo questo. Io ho notato una graduale diminuzione della qualità di ciò che mangiamo, soprattutto della frutta e della verdura. Fate una prova con tre pomodori: uno preso alla grande distribuzione, uno al mercato o ortofrutta e uno, se avete la fortuna, dall’orto di un vostro vicino di casa. Capirete chiaramente di cosa sto parlando. Sì, ho una vicina di casa che ha l’orto (anche se mi molesta che si metta ad annaffiarlo alle 5:45 del mattino…). Questo per dirvi che, se la frutta è buona, piace a tutti e a questa “molonara” di Concamarise c’erano tanti bambini e ragazzi.

fonte: profilo Facebook sindaco di Concamarise 

fonte: profilo Facebook sindaco di Concamarise 

fonte: profilo Facebook sindaco di Concamarise

Ma torniamo alla domanda iniziale: perché organizzare una “molonara” a Ferragosto? Perché, è qualcosa di alternativo alle classiche brustolate ferragostane, si sta in compagnia e, complice il più tempo libero, si ha anche più tempo per parlare con persone nuove. Se venite a conoscenza che, nella vostra via ci sono delle persone a casa, oppure che il vostro vicino di casa anziano trascorrerà il Ferragosto da solo…non ci vuole tanto per fare un giro dall’ortofrutta, al mercato o direttamente dal contadino per comprare qualche anguria. Un tagliere, qualche sedia, un po’ di vino bianco…e la festa è fatta!

gruppo "Nostalgici del tabar"
fonte: profilo Facebook sindaco di Concamarise



P.S. Dove vado a Ferragosto? Come da tradizione farò una gita culturale fuori porta.

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